Lo Stato italiano, secondo la Costituzione, è una Repubblica democratica laica e aconfessionale. Dunque perché la religione cristiana nel ventunesimo secolo è ancora così radicata nei diversi ambiti del quotidiano?

Da un punto di vista storico siamo indubbiamente legati alla religione, ospitiamo il centro mondiale del cattolicesimo e, per capire quanto questo abbia influito, basta pensare che l’idea di istituzioni separate arriva in Europa solo in tempi piuttosto recenti, con la brillante ascesa delle rivoluzionarie menti illuministe.
Eppure, nonostante le dichiarazioni su carta, la neutralità ed equidistanza di questi due organi ad oggi sembra poco rispettata.

Quanti di noi alle scuole medie, o elementari soprattutto, si sono infatti trovati di fronte ad un crocifisso? Avete ragionato sul suo effettivo valore, o non gli avete mai dato troppo peso? Credo sia il momento di ponderare un’opinione: con la sentenza del caso Lautsi nel novembre del 2009, la Corte Suprema per i diritti dell’uomo stabilì che un simbolo simile nelle scuole pubbliche era “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione”.

Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, posso dirvi che mi ritrovo nelle parole del ex ministro dell’istruzione Fioramonti. Costui affermò che nelle aule, al posto di qualche simbolo religioso, avrebbe preferito vedere una cartina geografica, un richiamo alla costituzione, o ancora dei progetti per un futuro più sostenibile, tutte proposte più concretamente utili in una società moderna e pluralista.

Il rispetto del credo individuale è fondamentale, aggiungerei intoccabile in uno stato civile, ma sempre appunto nel rispetto della collettività. Siamo fortunatamente disposti di luoghi preposti per ogni singola pratica religiosa: abbiamo istituti per la catechesi e adunanze per i testimoni di Geova, basiliche e moschee; perché quindi oltre a questi edifici a volte deve essere presente anche la scuola?

La potente influenza cattolica comunque non si limita soltanto all’ambito dell’istruzione; credo che ognuno di noi ricorderà l’infinito dibattito sull’apertura delle chiese nella Pasqua scorsa, incoraggiata peraltro da numerosissime personalità politiche; in ultima istanza si è ragionato con logica, chiudendo le porte alle cerimonie ed evitando ulteriori carneficine di massa, anche se in realtà non è proprio questo il punto.

Mi sono solo domandata perché tale vicinanza ai valori tradizionali del nostro paese da parte di figure politiche che dovrebbero al meglio rappresentarlo non si sia altrettanto concretizzata durante il 25 Aprile, quando furono rigorosamente vietate manifestazioni per l’anniversario della liberazione d’Italia.

A tal proposito, entrando in merito, abbiamo riflettuto su quale sia stato l’effettivo ruolo della Chiesa durante l’epidemia che da più di un anno ci ha messo in ginocchio? Odio fare di tutta l’erba un fascio, per questo non dimentico certo la lunga lista di donazioni e interventi del Papa, con respiratori non solo per gli ospedali italiani ma anche di Siria, Gerusalemme e Romania, per citarne un paio; amo però essere anche estremamente critica, osservando quindi i fatti nella loro complessività.

Proprio per questo non posso fare a meno di notare, con un patrimonio di circa 2 mila miliardi e le colossali agevolazioni fiscali che vanta da ormai secoli, una certa mancanza. Si può dire pertanto che Papa Bergoglio predichi, bene ma molti dei membri ecclesiastici che da lui dipendono simbolicamente, razzolano male.

Siamo giunti quindi al cuore della questione: la laicità in Italia per infinite motivazioni storiche e culturali risulta essere davvero difficoltosa, questo così come il raggiungimento di un reale equilibrio tra le due sfere, secolare e religiosa, all’insegna del reciproco rispetto, altra ipotesi quasi del tutto irraggiungibile.

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