“Ultras” è un movimento popolare che è riuscito ad esistere di generazione in generazione superando qualsiasi ostacolo che gli si è posto davanti. In Italia è nato a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ‘70 (più precisamente nel 1969). È da qui che hanno preso spunto movimenti simili nel resto d’Europa.

Nel nostro Paese i primi gruppi ultras a nascere furono tre: gli “Ultras Tito Cucchiaroni 1969” (Sampdoria, primi in assoluto ad organizzarsi), succeduti nello stesso anno dagli “Ultras Granata” (Torino) e dai “Boys” (Inter). Sostanzialmente questi erano formati da ragazzi e ragazze dai 12 ai 17 anni i quali, vivendo in periferia, si sentivano emarginati dalla società. La loro voglia di riscatto e di farsi notare favorì la formazione di questi gruppi, dando così spirito di unione, insieme ad un sentimento di amicizia/fratellanza e anche sacrificio (valori ancora oggi fondamentali).

Tutto ciò con il solo ed unico obbiettivo di  sostenere la propria squadra del cuore. Si iniziarono così a realizzare dei bandieroni e a portare tamburi, torce, megafoni, dando colore agli stadi italiani e a fare sciarpe, magliette, giacche con il nome del proprio gruppo, dando così senso di unione e di appartenenza nei confronti di esso e della propria città.

Come scritto in precedenza il movimento ultras si tramanda di generazione in generazione. Questo processo potrebbe essere diviso in tre fasi: la prima, che va dal ‘69 agli anni ‘80, dove si formarono gruppi in tutta Italia e i giovani riuscirono ad uscire dall’emarginazione dettata dalla società. La seconda, chiamata anche “anni della violenza”, che va dagli anni ‘80 fino ai primi 2000, periodo in cui in ogni stadio della nostra penisola, quasi tutte le domeniche, si verificavano scontri tra tifoserie.

Ciò accadeva anche per via della situazione sociale di quegli anni, la quale incrementava sempre più tensioni tra i cittadini. Le Brigate rosse e Cosa Nostra ad esempio, in cui lo stato avendo problemi “più importanti” preferiva che la gente si scontrasse negli stadi piuttosto che nelle strade avendo così la possibilità di controllare meglio la popolazione anche se poi non fu così.

La terza fase infine va dai primi 2000 fino ai giorni nostri, periodo in cui si sta tentando di reprimere il mondo Ultras usando leggi e sanzioni dure come ad esempio il daspo con cui si vieta ad un tifoso di entrare allo stadio per un numero variabile di tempo o di partite.

Altro strumento di repressione utilizzato è la tessera del tifoso, introdotta nel 2010 dal ministro Maroni e abrogata sette anni dopo con il governo Salvini. Questa impediva di entrare liberamente negli stadi dal momento in cui, presentandosi al tornello senza, non era possibile accedere agli spalti.

Nonostante la forte repressione in atto però il movimento ultras è ancora molto forte e soprattutto unito, pronto ad affrontare il futuro a testa alta con grinta, dignità e lealtà, come del resto ha sempre fatto.

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