Carai Cesare, Parodi Alice

Lui classe 1905, lei tre anni più giovane. Si conoscono nel ’29 alla Sorbona, entrambi brillanti studenti di filosofia. Dapprima molto distaccati, poiché Sartre frequenta il proprio gruppo di amici comprendente Nizan, anch’esso scrittore controcorrente dell’epoca (e autore della Cospirazione), fin dal primo momento si rincorrono a vicenda ma senza osare parlarsi, fino a quando non si danno appuntamento in un parco. Lì a Simone viene attribuito da Sartre il soprannome di ‘castoro’, in quanto instancabile lavoratrice. Gli anni passano e i due diventano sempre più uniti. Durante gli anni 30, all’apice della loro carriera da insegnanti, anche se lontani l’uno dall’altra, sacrificano il tempo dovuto alle loro reciproche occupazioni per fuggire insieme, viaggiando dalla Francia alla Grecia.
Parlando della dinamica della loro relazione, soprattutto da parte di Sartre, i comportamenti furono decisamente libertini. Simone ne era al corrente ormai dal loro patto iniziale, il quale prometteva fiducia eterna ma con atteggiamento assai libero: i due riconoscevano entrambi il loro legame come “necessario”, ma si riservavano di conoscere anche relazioni “contingenti”.
Saranno costretti a separarsi per via della guerra, in cui Sartre sarà fatto prigioniero dai tedeschi e proprio dalla prigionia intratterrà una sofferta corrispondenza con la compagna.
“Se ci fosse stato bisogno di sentire fino a che punto siamo uniti, questa guerra ‘fantasma’ avrebbe avuto almeno questo di buono, di mettere in evidenza i miei sentimenti. Ma non era necessario. Tuttavia essa dà una risposta alla domanda che vi tormentava. Amore mio voi non siete ‘una cosa della mia vita’, sia pure la più importante – perché la mia vita non è più mia, non la rimpiango nemmeno – e voi siete sempre me. Voi siete molto di più, siete voi che mi permettete di immaginare qualsiasi avvenire in questa vita“
– Sartre a De Beauvoir, circa 1939
Nonostante Simone definisse Sartre come non particolarmente romantico, dalle lettere che i due si scambiavano assiduamente traspare il legame affettivo molto forte che legava i due, nonostante fossero una coppia aperta, il che all’epoca era piuttosto scandaloso, e dunque capitava che intrattenessero relazioni con altre persone, senza però interrompere mai quell’affinità che tanto li legava.
Sono ancora completamente legato a te, posso sentirti contro di me. Ti amo con tutto me stesso. Molte volte al giorno ho piccoli umili desideri, individuali e semplici, vorrei essere accanto a te per baciare le tue piccole guance. Ti amo”
– Sartre a De Beauvoir, 1 Giugno 1940
“Come ho bisogno di te! Che misera sarei se tu non esistessi! E che bello tu sei per me, dolce piccolo essere! Ti bacio con tanta passione. Ti amo”
-De Beauvoir a Sartre, 6 Luglio 1939

Mia cara piccola ragazza,
Per molto tempo avrei voluto scriverti la sera, dopo una di quelle uscite con gli amici che presto descriverò in “A Defeat”, di quel tipo quando il mondo è nostro. (…)
Oggi lo sto facendo per sentire il piacere, che ancora non si conosce, di trasformare all’improvviso l’amicizia in amore, la forza in tenerezza. Stanotte ti amo in un modo che non hai conosciuto in me: non sono né
consumato dai viaggi, né avvolto nel desiderio della tua presenza. Sto padroneggiando il mio amore per te e lo sto girando verso l’interno come elemento costitutivo di me stesso. Questo accade molto più spesso di quanto dico a te, ma raramente quando ti sto scrivendo. Cerca di capirmi: ti amo mentre faccio attenzione alle cose esterne. A Tolosa ti ho semplicemente amata. Stasera ti amo in una sera di primavera. Ti amo con la finestra aperta. Tu sei mia, le cose sono mie, e il mio amore altera le cose intorno a me e le cose intorno a me alterano il mio amore.
Mia cara bambina, come ti ho detto, quello che ti manca è l’amicizia. Ma adesso è il momento per consigli più pratici. Non potevi trovare un’amica donna? Come può Tolosa non riuscire a contenere una giovane donna intelligente degna di te? Ma non avresti dovuto amarla. Ahimè, sei sempre pronta a dare il tuo amore, è la cosa più facile da ottenere da te. Non sto parlando del tuo amore per me, che è ben al di là di questo, ma tu sei generosa con i piccoli amori secondari. (…)
Non perdere tempo con l’aspetto fisico o la situazione sociale. E cerca onestamente. E se non trovi nulla, trasforma Henri Pons, che a malapena ami ancora, in un amico.
-Sartre a De Beauvoir

Concluso il periodo di detenzione precoce visto l’andamento della guerra, Simone e Jean Paul si riunirono e passarono tutta la durata del conflitto, fino ad agosto del ’44, a Parigi. Sartre si dedicò quasi interamente alla stesura delle sue più celebri opere teatrali, quali Huis clos e Les mouches. Lei, invece, continuò con la ricerca di ispirazione che la portò a rifinire e pubblicare L’invitata.
Passata l’età forte, nel periodo del dopoguerra e nell’età delle rivoluzioni (anni 60’), i due abbandonarono l’ individualismo del loro periodo giovanile per un pensiero orientato alla comunità e al cambiamento collettivo. In quel decennio scrissero molto, e, spesso, nello stesso studio, pur preservando i propri spazi; nel 1970 il loro rapporto divenne sempre più stretto sino al 1980: anno della morte di Sartre.
La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo”.
Con queste parole Simone riassume il loro rapporto durato una vita, basato non tanto sul possesso di quell’amore quanto sulla sincerità reciproca e sulla fusione dei loro esseri.

 

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