Charles Bukowski autore di poesie, centinaia di racconti e oltre 60 romanzi, ha venduto milioni di libri in più di dodici di lingue, ha avuto un successo commerciale come mai prima d’allora era avvenuto per un poeta americano.
La sua scrittura non è pretenziosa, facile da capire e se presa nel giusto modo divertente.

Bukowski scrive del ridicolo che c’è in tutto, dell’essere un individuo pensante e delle cose che devi fare per sopravvivere in società in quanto persona.
Descrive innumerevoli postumi di sbornie, giocate d’azzardo all’ippodromo, notti passate con prostitute, risse e altro ancora non addolcendo nessun argomento; racconta ogni cosa come la vede senza censurarsi in alcun modo, e anche per ciò divide molto: per alcuni è un eroe, per altri un poveraccio misogino.

Molto scrittori famosi aumentano le vendite dopo la propria morte, per poi tornare nell’anonimato, ma dalla morte di Bukowski, nel 1994, la sua leggenda continua a crescere, in gran parte anche grazie ad internet, dove è possibile trovare moltissimi siti dedicati a lui in tutto il mondo e contenuti con milioni di visualizzazioni.

Il suo appeal mainstream deriva dal fatto che non è mai appartenuto al mainstream.
 Bukowski non è la classica persona educata, tratta male molti nella sua vita non preoccupandosi di nulla al di là di ciò che è, e non ha bisogno di altri punti di vista: la sua arte consiste semplicemente nel mettere per iscritto ciò che vede con i suoi occhi, dolori e risate. 

 


L’infanzia tormentata

Henry Charles Bukowski nasce il 16 Agosto 1920 ad Andernach in Germania, da madre tedesca e padre californiano arrivato in Germania per la prima guerra mondiale e lì rimasto a causa della fidanzata, sposata dopo poco.

Nel 1923 i Bukowski si trasferiscono a Los Angeles, dove il padre trova lavoro come imprenditore edile, e  vivono una  breve vita tranquilla che però viene rovinata dalla  grande depressione degli anni ’20, periodo in cui Charles subisce la frustrazione e le ire del padre.

Bukowski ricorderà la sua infanzia come una “storia horror”: Nell’ autobiografico Panino al Prosciutto, racconta dei frequenti abusi del padre, mentali e fisici: In un episodio racconta che al sabato, mentre gli altri bambini del vicinato giocavano, questi lo costringeva a tagliare l’erba del prato promettendogli delle cinghiate se avesse trovato un solo filo d’erba mal tagliato.

Crescendo, Charles non ha molti amici e si sente a proprio agio da solo. Questa sua caratteristica viene acutizzata nella sua adolescenza quando accusa un estremo caso di acne vulgaris. L’acne è così violenta ed è costretto a saltare la scuola per parecchi mesi per il trattamento in ospedale, ed è proprio in ospedale, totalmente isolato, che inizia a scrivere, a 13 anni. La combinazione della sua deturpazione con gli abusi del padre lo fanno riflettere sul dolore e sulla brutalità della realtà.

Un giovane Bukowski adulto insieme ai genitori

Gli esordi
Dopo che Charles scopre la scrittura, si innamora di autori come John Fante, Henry Miller, James Thurber ed Hernest Hemingway.

Alla High School  eccelle solo in scrittura creativa, cosa che lo spinge a iscriversi più avanti al corso di giornalismo al College,  ma  molla però dopo pochi semestri, trovando le classi inutili e noiose. Più avanti cerca il successo letterario convenzionale, scrivendo dai 3 ai 5 racconti a settimana e spedendoli a grandi editori come l’ Atlantic, o il New Yorker, venendo sempre rifiutato.

Nel Dicembre del ’41 gli USA entrano nella seconda grande guerra, tuttavia Charles viene scartato alle selezioni perché considerato psicologicamente impreparato per combattere: così invece di andare in guerra, prende una pausa di 10 anni dalla scrittura facendosi strada attraverso il paese senza soldi, e alloggiando in vari motel.

Durante questi anni Charles raramente riesce a sostenere il lavoro per più di poche settimane e cambia centinaia di lavori, sempre di basso livello.
In Factotum afferma di essere convinto che i lavori “nine-to-five” fossero una delle più grandi atrocità dell’ umanità e trova l’unico sollievo dalla sua esistenza nell’ alcool.

L’Alcolismo
L’anno in cui Bukowski non viene accettato alle selezioni lo spende bevendo, giocando d’azzardo, facendo risse nei bar e passando la notte con le prostitute. In parte questo comportamento irregolare è risposta diretta del suo disprezzo per la tipica vita americana, ma più significativo è il suo pensiero di dover vivere più esperienze possibili per diventare un bravo scrittore, diventando materiale per i suoi futuri lavori; sebbene questa sregolatezza lo porti, nel ’55, ad un’ulcera sanguinante che mette a rischio la sua vita. Nonostante il medico gli confessa che un bicchiere in più lo avrebbe ucciso, Charles torna alla bottiglia, ma mai più con le dosi massicce di prima.

Questa esperienza lo riporta alla macchina da scrivere con nuove idee: lascia da parte i racconti brevi, e inizia a scrivere poesie.

Post Office
Negli anni ’40 e ’50 la poesia ha una rinascita negli USA, portando lo sviluppo di varie riviste che pubblicano nuovi poeti, così, quando torna alla macchina, ha un piccolo riscontro per la prima volta arrivando ad un contratto con l’ Open City, che gli concede spazio in una colonna intitolata Notes of a Dirty Old Man, (in Italia arrivata come Diario di un vecchio sporcaccione) che diviene un successo cult.

Dopo i primi articoli inizia ad attirare alcuni piccoli editori, disposti alla pubblicazione delle sue poesie con un piccolo ritorno sui diritti d’autore, che però dà a Bukowski un punto di inizio per la sua carriera, sebbene continui a fare altri mestieri regolari per sostenere la sua attività di scrittore.

Così, nei primi anni ’50, lavora per le Poste di Los Angeles, dove per 3 anni è postino e gli altri 10, addetto al deposito lettere.

Charles trova il lavoro insoddisfacente che lo impiega per 11 ore al giorno e spesso viene chiamato anche nei giorni di ferie. Nonostante l’avversione per il suo mestiere,  riesce ad avere un contatto col pubblico più ampio che la maggior parte dei suoi colleghi altolocati, vivendo più intensamente la sua disperata vita rispetto ad altri scrittori, cosa che si vede nella sua scrittura: il linguaggio è sempre molto semplice e più lontano che mai da qualcosa di accademico.

Nello stesso periodo John Martin, editore e avido lettore, lo scopre. E’ il 1970 quando gli offre un contratto di 100$ al mese per mollare il suo lavoro e dedicarsi interamente alla scrittura, pubblicando sotto la sua etichetta Black Sparrow e pagando un quarto di tutto ciò che  guadagnerà. Ovviamente Charles accetta, e a 50 anni smette di lavorare all’ ufficio postale losangelino.

Bukowski in compagnia dell’ editore John Martin

 Il mestiere dello scrittore
Ad un mese passato dal licenziamento dalle poste, Bukowski manda a Martin il manoscritto di Post Office.
In Post Office, come in molti dei suoi romanzi, il protagonista è l’alter ego Henry Chinaski, un giocatore d’azzardo donnaiolo e ubriacone che bazzica tra locali, lavori duri e macchina da scrivere.

Dal momento che scrive quasi sempre in prima persona, il confine tra Chinaski il personaggio e Bukowski l’uomo è sfocato, ma è parte stessa di Charles come persona: la combinazione dell’ intimità della confessione del poeta con il maschio alpha della  pulp fiction. Non avendo il peso del suo nome nei libri, inoltre, ha la libertà di piegare la realtà per dare più importanza alla narrazione.

Quando nel 1971 Martin pubblica Post Office, vende circa 75.000 copie in USA e 500.000 copie nel resto del mondo.

Se all’inizio il contratto prevedeva 100$ al mese, dopo l’ondata di successo Charles pubblica tutto sotto la Black Sparrow arrivando a 700$ al mese e trasformandosi in una sorta di rockstar nel mondo della letteratura.

Fama
Per la prima volta nella sua vita ha abbastanza soldi per vivere nel comfort e comprare una BMW – unico rapporto che lo lega alla patria tedesca-, entrando in amicizia con alcune celebrità come Madonna e arrivando anche ad essere soggetto di vari documentari e biografie; ma sfortunatamente la critica americana è poco interessata a lui, al contrario di quanto avviene in Europa, dove viene invece considerato un grande scrittore, i giornali parlano di lui e i fan sono numerosissimi e Charles ironicamente, dirà che l’unico modo in cui questo possa essere avvenuto è grazie ai traduttori.

Il rapporto con le donne
In questo periodo ha moltissimi incontri sessuali con le fan, esperienze che racconta in Donne.
La donna  di spicco in questo libro è Lydia Vance, scultrice e madre single, personaggio basato su Linda King, che fu fidanzata con Bukowski per alcuni anni nei ’70; la relazione,  basata unicamente sul bere insieme, diviene presto tossica a causa  dei continui tradimenti di entrambi.

Certamente è possibile rileggere il suo lavoro e pensare che Bukowski desse importanza ad una donna basandosi solo sulla sua apparenza e sulle performance sessuali, e molti critici lo definiscono un misogino, ma non centrano il punto della sua visione.

La sua ultima storia amorosa è Linda Lee, che conosce nel settembre del 1976 dopo un reading di poesie. Lei riesce a farlo smettere con l’alcol e lo convince a migliorare la sua dieta.
Linda riesce a sbloccare il lato fragile di Charles, che cresce come uomo e come scrittore; molti critici sono d’accordo nell’affermare che i suoi lavori migliori vengono più tardi, quando Linda Lee entra nella sua vita.
Gli ultimi anni sono tranquilli, e si concede persino alla vita mondana che ha sempre attaccato e condannato;  arriva ad un punto dove dirà che nonostante il successo, nessuno può scappare dalla miseria.
Nella poesia intitolata for the concerned scrive infatti:


For those readers now
Sick at Heart
Believing that I’m a contented
Man-
Please have some
cheer: agony sometimes changes
Form
Buy It never ceases for
Anybody”

Traduzione*

“Per quei lettori ora
Dannati nel cuore
Che credono io sia un uomo contento
Signori-
Prego, fate un
Brindisi: l’agonia ogni tanto cambia
forma
Ma
Non cessa mai per
Nessuno.”

L’Eredità letteraria
Il 9 marzo 1994 muore di leucemia, a 73 anni, con sua moglie Linda sempre accanto.
Nella sua vita ha lasciato una grandissima quantità di scritti, cambiando la scrittura americana e portando la poesia nelle strade, una poesia letta dall’ uomo medio.

Ammette in qualche intervista che alcuni fan gli confessarono il pensiero che se uno come lui ce l’avesse fatta potevano farcela anche loro; portando qualche lettore addirittura ad abbandonare l’idea del suicidio.
Bukowski è scrittore per dementi, per disillusi e dannati, e ne è sempre stato orgoglioso.
Dice infatti in una delle ultime interviste:

c’è un immenso comfort nel sentire qualcuno descrivere il mondo nel modo in cui è realmente, nonostante sia povero e crudo, è bello sapere di scrivere qualcosa per cui non sei il solo a soffrire“.

Le sue poesie sono inni per le persone senza niente e sole, che oggigiorno sono sempre di più, nel mondo isolato di internet. In un mondo come questo Bukowski  avrebbe molto di cui scrivere, cosa che faceva esclusivamente per vivere meglio con sé stesso e scappare dai suoi stessi fantasmi in una vita dura e miseramente intensa.

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