Sicuramente tutti quanti hanno sentito nominare almeno una volta nella propria vita questi due celeberrimi personaggi: Freddie Mercury, il cantante principale della rock band inglese Queen, ed il Pelide Achille, protagonista dell’Iliade, l’intramontabile poema de omerico.

Io trovo che questi due soggetti all’apparenza così inconciliabili,  siano in realtà accomunati da un grande cosa: la loro immortale fama. 

La fama di Freddie Mercury

Freddie Mercury ottenne la sua fama nel 1975 con la pubblicazione del suo più famoso brano, Bohemian Rhapsody, contenuto in A Night At The Opera.

Freddie non era inglese, proveniva da Zanzibar, nacque a Stone Town, luogo da cui nel 1964 fu costretto a fuggire assieme alla sua famiglia per via di una brutta guerra civile. Dunque fuggirono a Londra. 

Freddie studiò in un buon college in India nel quale, per la prima volta, entrò in contatto con la musica: lì imparò a suonare il pianoforte e fondò la sua prima band musicale. Come molti in quel periodo ammirava le nascenti star del rock and roll provenienti dal Regno Unito e dall’America di cui ascoltava le canzoni in radio. 

Una volta trasferitosi a Londra, Freddie ebbe finalmente modo di alimentare il suo sogno di diventare una star come quei cantanti che tanto aveva ammirato. Tuttavia il padre non approvava affatto le ambizioni del figlio, sia perché all’epoca una carriera in musica equivaleva ad una vita piuttosto spericolata ed instabile; sia perché avrebbe preferito che il ragazzo trovasse un lavoro sereno.

Freddie però non ascoltò il padre e optò per la fama e contemporaneamente per una vita incerta e difficile. 

La gloria del Pelide Achille

Achille d’altro canto era figlio di Peleo, re della gloriosa Ftia, e della Ninfa Teti. Le sue origini gli avrebbero consentito un regno ed una vita agiata. Il prezzo per la tranquillità era però la mancanza di gloria: il suo nome sarebbe stato dimenticato così come la sua grande abilità nel combattere.

Entrambi hanno scelto dunque l’opzione più difficile e la gloria. Questa loro scelta ha condizionato amaramente tutta la loro vita, tuttavia  ha anche procurato loro un nome ed una fama immuni dalla morte: come del resto scrisse Gianni Rodari “l’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita”. 

 

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