Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”

Questa è la celeberrima citazione dei uno dei capolavori di George Orwell, “La fattoria degli Animali”, pubblicato nel 1945: un romanzo a prima vista semplice, apparentemente adatto anche ad un bambino. Eppure, è necessaria una certa maturità per comprendere a fondo il significato di un libro intriso di passione politica, magistralmente dipinta attraverso animali dai peculiari aspetti caratteriali (gli astuti maiali, i cani scagnozzi dei potenti, gli ovini così pateticamente pecoroni…). In breve, grazie alla loro astuzia e bramosia di potere tre maiali instaurano un regime estremista che volge solo a proprio favore, col pretesto di concedere invece a tutti la libertà dal tirannico signor Jones, il fattore da loro cacciato. Il risvolto più agghiacciante della trama vede, nella conclusione, i maiali trasformarsi inesorabilmente in esseri umani.

Lo spessore culturale di quest’opera è innegabile, numerosi sono gli spunti narrativi che può fornire; sarebbe tuttavia possibile trasformare un romanzo intero in un’opera musicale? L’impresa è evidentemente molto ardua, ma per dei giganti come i Pink Floyd nulla è impossibile, anzi, più il punto di partenza sembra ambizioso, più il loro prodotto finale sarà spettacolare. È così che nel 1977 nasce l’album “Animals”, definibile quasi come un’opera sociale , frutto del genio autoriale di Roger Waters. Questi, proprio come Orwell, è ancora oggi noto per il suo profondo impegno nella denuncia politica, che nell’ambito della sua carriera ha toccato molti argomenti, criticando gli orrori del nazismo, l’ipocrisia dello stalinismo e persino il governo di Margaret Thatcher, non avendo scrupolo di citare nomi e cognomi.

“Animals” si articola su due brani di apertura e chiusura (“Pigs on the wing” I e V) e tre canzoni principali: Dogs, Pigs (three different ones) e Sheep. Già appare chiaro come i protagonisti dell’album rispecchino quelli di “Animal Farm”, ma analizziamo un pezzo alla volta.

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Dogs

I cani di Roger Waters sono ingrati traditori privi di scrupoli, pronti a pugnalare alle spalle chiunque; ambendo ad un’autorità ma non potendola raggiungere, vengono condannati ad una vita da vittime del potere che, nel nome di questo, agiscono nell’ombra seminando dolore. Nel linguaggio simbolico dei Pink Floyd, che è lo stesso di Orwell (dacché anche i cani del romanzo affrontano la stessa parabola), coloro che agiscono nella malafede ricevono un nuovo danno, che in questo caso sembra l’esclusione, seguita dal rancore. Ci si rende conto del tracollo quando è troppo tardi, ed ecco che ha inizio la fine dei cani: “how can I find my way out of this maze?”. Ma come nasce un cane della società? Chi riceve questo ruolo funesto eppure inevitabile? La risposta è semplice: tutti. Tutti coloro che non sono in grado di svincolarsi dal giogo dei potenti e che, conseguentemente, li servono.


Pigs (three different ones)

Traccia di punta dell’album, non a caso è il brano centrale nella struttura del disco: i maiali sono i potenti della Fattoria, i corrotti che corrompono (soprattutto ideologicamente), e Waters non esita nell’alludere pesantemente a pezzi grossi della sua contemporaneità, da Margaret Thatcher a Mary Whitehouse, signora della censura dei media nella Gran Bretagna degli anni ’70. L’obiettivo principale del brano è denunciare quanto in verità siano falsi tutti questi individui (l’ossessivo “charade you are” ribadisce il concetto), nonostante vengano disperatamente venerati dai loro sottoposti. Secondo Orwell, i maiali detentori dell’autorità non seguono le leggi -da loro stessi promulgate- che gli altri sono obbligati a rispettare; per i Pink Floyd, i politici spingono le masse al più ignorante conformismo.

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Sheep

Si tratta forse del pezzo più intriso di significato critico verso un popolo cieco, ingenuo tanto da lasciarsi pacificamente guidare nella gola del mattatoio.  E se le pecore di “Animal Farm” non esitavano nel farsi persuadere dagli incoerenti e contraddittori ordini dei maiali, così le pecore di Waters giungono ad adorare religiosamente i padroni: impressionante è la parodia de “Il Signore è mio pastore, inserita all’interno della canzone dopo essere stata riscritta e adattata all’ambito ovile.


Nelle ultime strofe di Sheep le pecore riescono inaspettatamente a ribellarsi e spodestare i cani che le tenevano a bada (“haven’t you heard the news? The dogs are dead“): si tratta però di un semplice passaggio di testimone, perché chi ha destituito i propri signori è ora pronto a prenderne il posto, trasformandosi in un nuovo oppressore (“you’d better stay home and do as you’re told/get out of the road if you wanna grow old“): le pecore si sono trasfigurate in nuovi cani, forse addirittura peggiori dei precedenti. Non vi ricorda qualcosa? Perché è esattamente così che i fattori umani sono tornati, alla fine, nella “Fattoria degli Animali”.

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