Il Natale, si sa, è probabilmente la festa più attesa dell’anno, tutti scorgono nel 25 dicembre un momento di gioia per trascorrere del buon tempo con parenti e amici. Tuttavia, il carattere fortemente commerciale che questa festa ha assunto negli ultimi decenni ha fatto sì che il periodo natalizio venisse sempre più anticipato ma, per quanto continui a scavare nella mia memoria, mai come quest’anno “Babbo Natale è entrato in azione” tanto presto.

Il periodo natalizio ha generalmente inizio verso la fine di novembre, per durare fino all’Epifania. Eppure mai come quest’anno il Natale è iniziato in anticipo, basti dare uno sguardo agli spot pubblicitari o alle vetrine dei negozi, complice soprattutto la pandemia. Infatti, dopo due anni di isolamento e stress dovuti al covid, le persone hanno bisogno di una buona dose di spensieratezza e gioia da poter condividere con gli altri e apparentemente il Natale risponde a queste esigenze, a partire dall’addobbo della casa che, secondo lo psicologo inglese Steve McKeown, rievoca momenti felici della nostra infanzia. A ciò si aggiunge l’incertezza del domani e una “precaria normalità” dovuta al fatto che molte persone sono ancora restie a vaccinarsi: i numeri dei contagi tornano a crescere e molte aziende preferiscono incitare i loro clienti a fare gli acquisti natalizi in anticipo; dai piccoli esercizi commerciali alle più grandi  multinazionali, tutti ripongono grandi aspettative nel Natale 2021, simbolo di rinascita economica in quanto, a causa del lockdown e della diminuzione dei consumi, la liquidità media di molte famiglie è aumentata, e ciò si traduce nella possibilità di effettuare più spese. 

Personalmente ritengo che anticipare il Natale equivalga a distruggere la magia e l’atmosfera proprie della festa stessa, che perde ogni suo buon valore, dal religioso al sociale, in favore di un’esaltazione della politica consumistica che di magico ha ben poco. Il Natale non è dunque più la festa dell’amore, della famiglia, della gioia, ma la celebrazione del denaro e degli acquisti spesso quantitativamente esagerati e inutili. 

Sono più che consapevole che questo articolo non verrà mai letto da grandi economisti o dirigenti d’azienda ma, nella remotissima possibilità che ciò possa avvenire, ho già preparato la mia letterina di Natale

Care multinazionali e aziende di ogni genere,

comprendo la vostra premente necessità di accrescere i vostri utili, in particolare in seguito a un periodo lungo e complicato; ma i vostri dirigenti sappiano che sfruttare il Natale per aumentare gli introiti è inutile se distruggete l’essenza stessa della festa: per quanto mi riguarda, più anticipate il Natale, meno mi viene la voglia di festeggiarlo e di fare acquisti a esso correlati; forse la maggior parte delle persone non condividerà questo pensiero… ma se così non fosse, cosa ne dite di accettare un compromesso? Non toccateci il Natale, lasciatelo al dodicesimo mese dell’anno, piuttosto inventate una nuova festa novembrina, basata anch’essa sul reciproco scambio di doni! Così facendo salviamo il Natale e – volesse il cielo – ci guadagniamo anche due settimane di vacanza a fine novembre, e fidatevi che per quelle sarei disposto a spendere tutto l’oro del mondo!

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