Tutti ci siamo chiesti almeno una volta cosa possa celarsi dietro al lavoro del professore. Oggi noi, tre alunni della 4F, abbiamo avuto la possibilità di intervistare la professoressa d’inglese Graziella Rebagliati, che è stata così gentile e disponibile da raccontarci il punto di vista degli insegnanti e cosa è cambiato con la pandemia che viviamo tutt’ora. Abbiamo quindi pensato a delle domande che ci potessero togliere alcune curiosità, tra cui una domanda considerata “tabù”.

 

“È felice del suo lavoro?”

“Sono molto felice del mio lavoro perché mi piace stare con i ragazzi, mi piace pensare di fare qualcosa che serva, anche se non sempre si è al meglio delle proprie energia. Credo che i giovani abbiano bisogno di riferimenti certi e mi piace molto quando i ragazzi mi contestano e mi mettono in difficoltà. Infine, la parte bella di questo lavoro è che non  “appiattisce” e la vitalità dei ragazzi aiuta ad alleggerire gli anni che iniziano a pesare. Purtroppo in questo periodo è pesante perché vi è un senso di isolamento e mancano il contatto e la comunicazione diretta con gli studenti, però ho cercato di tenere vivo il dialogo e il rapporto con loro.”

 

“Ha qualche ricordo in particolare da prof e da alunna?”

“Da prof ci sono stati tanti momenti belli, i più belli sono sempre quelli in cui si ha un riscontro positivo del legame che si è creato con gli studenti, nonostante gli alti e i bassi del percorso che si è svolto insieme. Un ricordo molto bello ma più pratico è stato il passaggio a questa scuola perché per me è stato un miglioramento della qualità scolastica e personale. Da alunna qualcosa che mi ricordo con gioia è stato il passaggio dal ginnasio al triennio, che un tempo erano in sedi diverse, ed è stato il momento in cui mi sono sentita diventare grande. È stato anche l’anno in cui ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici, con cui ho ancora un rapporto molto stretto tutt’oggi. Quando ci ripenso ricordo esattamente i momenti in cui ci siamo conosciuti, con le faccette spaesate. Un brutto ricordo è stato invece quando due mie care amiche hanno perso l’anno e quindi hanno cambiato classe. Infine il mio esame di maturità, che non è stato il massimo: infatti mi hanno fatto un “mazzo tanto” con matematica, perché pensavo che fossi in brava invece non ero abbastanza per la docente di allora”

 

“Cosa l’ha spinta ad essere professoressa d’inglese e quando ha deciso che avrebbe fatto questa professione?”

“La mia prima decisione non è stata quella di essere prof d’inglese. Dopo il liceo ho studiato lingue perché ero un po’ pazzerella e volevo fare qualcosa di diverso. Ho scelto tedesco e inglese perché avevo una grande curiosità e il mondo all’epoca era una “terra inesplorata”, perciò mi  attirava l’idea di poter conoscere persone e luoghi nuovi. Subito dopo ho lavorato in un ufficio commerciale e ad un certo punto ho capito che mi sarebbe piaciuto molto insegnare. L’insegnamento mi attirava ma mi spaventava allo stesso tempo e mi ponevo molte domande esistenziali sul mio valore, poiché come lavoro richiede sicurezza in se stessi e nelle relazioni con altri. Quando poi ho cominciato, ho scoperto che mi piaceva molto e ho continuato con questo percorso. A quel punto mi sono sentita più sicura di me stessa come persona.”

 

“Se potesse tornare indietro cosa cambierebbe?”

“Riguardo alla mia carriera scolastica non cambierei niente, però cercherei di fare più esperienza. A questa professione mi sono dedicata portando avanti anche la famiglia e in quei momenti lì bisogna essere attivi e presenti su più fronti, quindi, se potessi tornare indietro, magari mi prenderei più momenti per me stessa e per la mia carriera. Per esempio andrei a fare corsi di accertamento all’estero lasciando la famiglia per un po’. Però questo è il senno di poi, perché mentre ci sei non ci pensi e cerchi di fare incastri quasi impossibili. I cambiamenti secondo me fanno parte di questo lavoro, perché se si resta monotoni non funziona. In particolare, ogni anno, con qualsiasi classe, non si fa mai la stessa cosa nonostante sia lo stesso argomento e secondo me è una cosa bella che non voglio cambiare. Gli appunti che prenderò quest’anno li avrò buttati per l’anno prossimo, così da provare cose nuove per gli stessi argomenti.”

 

“E ora una domanda “tabù”: esistono alunni preferiti e odiati?”

È una cosa che mi chiedo anch’io spesso e credo che un docente debba lavorare su questo. È chiaro che, essendo anche noi umani, abbiamo l’alunno che ci sta più o meno simpatico. Io personalmente ho cercato sempre di non fermarmi a quello; le volte che ho lasciato intendere questa cosa me ne sono pentita e ho cercato di capire il perché del fatto accaduto. C’è da dire che voi alunni interpretate male il fatto di essere ripresi più volte e dovreste chiedervi il perché di quella reazione del docente. Io posso dire che non ho alunni preferiti, però ci sono alunni con cui è più facile parlare e quindi si fa più riferimento a loro; ma dietro c’è sempre un pensiero anche agli altri, sono anche loro una risorsa.”

“I pro e i contro di essere professore?”

Un pro è sicuramente la libertà intellettuale nelle proposte che si fanno a scuola, nell’organizzazione del proprio lavoro. Questo è bello perché è stimolante e fa crescere la voglia di studiare e imparare. Il lavoro che si porta a casa è un lavoro creativo, ma che richiede delle abilità tecniche. Poi si ha una libertà anche nella scelta degli argomenti da affrontare in classe a seconda del livello e del feedback degli alunni. 

La routine, per quanto mi riguarda, non la sento quasi. perché l’orario di lavoro è molto vario, ci sono giorni in cui sono a scuola dalle otto all’una e mezza e altri in cui finisco presto. Nel lavoro a casa ho la libertà di scegliere in quale fascia oraria farlo, soprattutto nelle ore in cui si è più attivi, nel mio caso alla sera, e questo  dà l’impressione di possedere il tempo. 

Un contro è la richiesta di energia: essendo una professione che si basa su una relazione richiede tanta energia, nel caso in cui non si sta bene bisogna mettersi lì e tirare fuori quella forza che non si sente di avere. Però a mio parere questo è un lavoro che ha molti più aspetti positivi che negativi.”

 

“Meglio la vita da alunna o da prof?”

“Le mie superiori in qualità di alunna sono state il momento migliore della mia vita perché all’epoca non c’erano molte cose che ci sono adesso, io giocavo a pallavolo e poi avevo scuola. Nella mia classe c’era un buon legame e mi ricordo momenti belli anche oltre l’orario scolastico e durante le estati. Mi ritengo fortunata di quello che ho ricevuto. Sicuramente qualche volta mi piacerebbe tornare a quegli anni lì con la testa che ho adesso, perché sono stati anni difficili, pieni di angosce, e vi era il bisogno di dimostrare a se stessi e agli altri le proprie capacità. Quindi tutto sommato sto bene dove sto; poi sono una privilegiata, perché essendo professore rivivo quegli anni con voi ragazzi, voi siete i miei anni belli dell’adolescenza”

 

“Da ragazza apparteneva al gruppo dei “casinisti” o a quello degli studenti modello?” 

“All’epoca il cosiddetto “casino” era diverso da quello di adesso. Io e la mia classe eravamo degli alieni, però in maniera soft, facevamo baccano ma ci limitavamo ad opere di disturbo. Era il nostro modo di portare avanti le relazioni durante le ore di lezione. A me personalmente piaceva divertirmi, però non facevo parte di nessuno dei due gruppi, perché ero molto chiacchierona ma facevo il mio dovere, studiavo e partecipavo alle situazioni con un atteggiamento sportivo, influenzato dallo sport che praticavo.”

 

“Ha qualche consiglio scolastico da darci per questa situazione?”

“Questo è un momento difficile che ci ha sconvolto totalmente l’organizzazione delle giornate e le modalità di relazione. Il consiglio che mi sento di dare è che dobbiamo sempre guardare le cose come sono senza pensare a come erano e come dovrebbero essere. Dobbiamo cercare dentro di noi le parti che sanno adattarsi e reagire al cambiamento. Bisogna fare tesoro del tempo che abbiamo adesso e  imparare ad avere pensieri positivi nei momenti di difficoltà. Poiché sono comunque un insegnante, dico che la cosa migliore da fare adesso è studiare e studiare, dare il meglio per indirizzare la nostra vita verso quello che vogliamo che diventi. Attraverso lo studio noi diventiamo altre persone, e non attraverso il voto, ma attraverso la capacità di avere pensieri positivi e di cambiare. Su questo  si lavora non dallo psicologo ma studiando. Un ultimo consiglio che voglio darvi è quello di trovare sempre piacevolezza in quello che fate e di pensare che non lo state facendo per noi insegnanti, perché in quello che fate adesso c’è già la luce di quello che diventerete” 

Ringraziamo ancora la nostra professoressa per il tempo dedicatoci.

A cura di Laura Gjinaj, Martina Giacobbe e Matteo Galleano

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