“Non ho nulla in cui sperare perché sono certa che vinceremo. Tutto l’Occidente ci dava per sconfitti dall’inizio ma abbiamo dimostrato di essere più forti e uniti di chiunque”

Con queste parole Yelyzaveta Sanvranska, la giovane quattordicenne che ha raggiunto l’Italia a soli pochi giorni dallo scoppio della guerra e che attualmente frequenta il primo anno al Liceo Chiabrera Martini di Savona, parla del conflitto tra Russia e Ucraina.
Yelyzaveta nasce e cresce a Kiev, qui vive una vita da comune adolescente, frequenta la scuola, gli amici e coltiva la sua più grande passione: la danza. Sarà proprio l’amore e la dedizione per il ballo a farla arrivare per la prima volta in Italia nel 2019, per seguire il programma accademico di danza classica della Scala di Milano. L’anno dopo fa ritorno in Ucraina, per poi tornare a Savona solo qualche settimana fa, seguendo gli impegni lavorativi dei propri genitori. Così ho deciso di intervistarla, convinta che raccontare la sua testimonianza potesse essere fonte di ispirazione per molti, ma mai avrei creduto di trovare in una ragazza di così tenera età tanta forza, coraggio e patriottismo.

1. Avresti mai pensato che la situazione potesse precipitare tanto drammaticamente in così poco tempo?
Non ne avevo idea, sono arrivata a Savona quattro giorni prima dello scoppio della guerra e nessuno immaginava cosa sarebbe accaduto da lì a poco. Siamo nel 2022, faticavo a credere che potessero esserci ancora guerre, come potevo pensare che la vittima sarebbe stato proprio il mio Paese. La mia famiglia ed io siamo partiti con poche valigie e lo stretto necessario, convinti di tornare in Ucraina la settimana seguente, ma poi alle cinque di notte il mio cellulare è come esploso e tutti i miei amici improvvisamente parlavano dei primi bombardamenti e dell’arrivo delle truppe russe.

2. Immagino che la tua famiglia sia rimasta a Kiev, riesci ad avere contatti regolari con i tuoi cari?
Tutta la mia famiglia è rimasta a Kiev, per fortuna riesco a sentirli quasi giornalmente, soprattutto i miei nonni. All’inizio non raccontavano molto, credo ingenuamente per non farci preoccupare anche se ovviamente era impossibile. In questi giorni però, da quando almeno a Kiev la situazione sembra essersi apparentemente calmata, li sento più sereni e questo mi dà conforto.

3. Come stai vivendo questo periodo? Qual è la tua più grande paura?
La prima settimana è stata difficile, vedere il proprio Paese soffrire crudelmente mentre io ero al sicuro in Italia e potevo fare le cose più banali come andare a scuola, mi ha fatto sentire quasi in colpa all’inizio. La mia più grande paura? Credo così tanto nella forza del mio popolo da non farmi sopraffare dal timore.

4. A scuola come ti hanno accolto i compagni? Avete avuto modo con i professori di parlare della delicata situazione?
Mi trovo davvero bene, i compagni mi hanno accolto con gentilezza senza sommergermi di domande; probabilmente fossi arrivata qualche giorno dopo, a guerra già iniziata, sarebbe andata diversamente. In classe però non abbiamo affrontato la questione, anche se credo che sarebbe davvero importante spiegare a noi giovani gli antefatti e le dinamiche del conflitto, non riguarda solo l’Ucraina o la Russia, tutti dovrebbero osservare e capire con attenzione cosa sta accadendo.

5. Gli ucraini stanno mostrando un coraggio e una compattezza che, visti da Occidente, appaiono straordinari. A cosa si aggrappano per non perdere la speranza secondo te?
In passato abbiamo lottato così duramente per ottenere la nostra libertà, non possiamo accettare che ora Putin cerchi di appropriarsene. Siamo orgogliosi della nostra indipendenza, nessuno potrà strapparla via, a costo di lottare ancora e ancora.

6. Cosa speri per il futuro del tuo Paese? Non ho nulla in cui sperare, perché sono certa che vinceremo. Tutto l’Occidente ci dava per sconfitti dall’inizio ma abbiamo dimostrato di essere più forti e uniti di chiunque. Proprio per questo, nel mio piccolo, ho capito di avere un compito qui in Italia e nella scuola che sto frequentando: studiare certo, ma mostrare anche quanto il popolo ucraino sia coraggioso e determinato.

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