Etichette. Categorie. Nomi. Sigle. Simboli. Colori. Siamo in grado di esprimere la nostra identità, i nostri gusti e il nostro orientamento con una precisione e una specificità che fino a qualche decennio fa sarebbero parse figlie di un’assurda mania per le definizioni, e che invece oggi rappresentano pilastri fondamentali per milioni di persone nell’affermazione del proprio essere.

A prescindere dalla causa, è indubbio che si sia verificata una “rivoluzioneculturale, la quale ha trovato terreno fertile nelle nuove generazioni e ha potuto dare avvio a un cammino di scoperta, di riflessione profonda e consapevole sull’identità e sull’io, sul suo genere e sul suo orientamento. Si potrebbe dire che il periodo storico che stiamo vivendo sia un corollario, un’integrazione, un’appendice doverosa e necessaria agli studi e all’attenzione per l’io che hanno caratterizzato la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

L’interesse per l’uomo nelle sue componenti psicologiche, quindi, affonda le sue radici circa un secolo fa; noi stiamo vivendo una fase ulteriore, che ne approfondisce e ne amplia alcuni aspetti. Questo continuo espandersi, corredato da termini che definiscono con esattezza ogni nuovo “carattere” conquistato e finalmente riconosciuto, assume però una forma frammentaria e pare un’opera di categorizzazione potenzialmente infinita e interminabile: un campo di studio sterminato come l’ego e la sua identità non può che dare vita a migliaia di determinazioni differenti, forse impossibili da classificare. Ma qual è l’obiettivo finale di tanta ricerca? Quale sarà la conclusione di questo percorso che sembra senza fine? In questo Hegel può darci una mano.

Uno degli aspetti fondamentali della filosofia hegeliana è lo sviluppo della realtà e la conoscenza di essa suddivisa in tre momenti: la Tesi (il punto di partenza), l’Antitesi (contraddizione e studio del concetto tramite contrari) e la Sintesi (superamento dell’Antitesi). Se consideriamo lo sviluppo dell’identità e i suoi studi, possiamo notare come questo momento storico sia fortemente antitetico rispetto al passato e, ad esempio, sia stato capace di mettere in crisi, tra tanti luoghi comuni, il binomio su cui la società si è basata per millenni (uomo-donna).

A livello trasversale, i concetti di parità e uguaglianza in ambito identitario si sono trasformati e notevolmente evoluti, opponendosi alla tradizione: questa è l’Antitesi, che ribalta la Tesi e attraverso la sua negazione cerca la verità. Ma l’attività di indagine non deve fermarsi qui: per Hegel il momento chiave è la Sintesi, un superamento completo che al contempo elimina il superfluo, mantiene il necessario e accresce la Tesi. È necessario, quindi, che a questa stagione di grande articolazione e suddivisione segua la consapevolezza che l’essere umano è uno e unico, e di conseguenza che nessuna etichetta sia capace di descriverlo pienamente o in modo completo.

L’Antitesi è fondamentale per mostrare ogni sfumatura dell’io e far sì che venga posta sotto l’attenzione di tutti, riconosciuta e rispettata come deve; ma non dobbiamo dimenticarci della Sintesi, del momento in cui non avremo più bisogno di definirci per poter essere chi siamo e non serviranno più etichette a farci sentire isolati, diversi, al di fuori dell’umano. Soltanto il compimento del percorso ci permetterà di recuperare il significato più profondo di “uomo” e concludere la stagione di battaglie e rivendicazioni che spingono in quella direzione.

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