Nelle metamorfosi di Ovidio 

„Desidera, ignorandolo, sé stesso, amante e oggetto amato, mentre brama, si brama, e insieme accende ed arde.

Quante volte lancia inutili baci alla finzione della fonte! Quante volte immerge in acqua le braccia per gettarle

intorno al collo che vede e che in acqua non si afferra!“

 Il mito di Narciso, verseggiato, raccontato in decine di centinaia di libri, rappresenta l’apice dell‘amore verso L‘Io.
Nella versione ovidiana del racconto, esso impersona l’incoscienza del vanitoso; pur essendo il mito base della tradizione, presentando ancora un Narciso non completamente consapevole del suo riflesso, resta un legame col mondo esterno.

Con l‘arrivo del cedimento nei confronti di questa superba bellezza, avviene anche l‘isolamento del narciso e l‘indifferenza per qualsiasi cosa che non sia lui, o riflesso in lui.

A partire da questo momento, il contemplatore Narciso, necessita di appagamento – spirituale o sessuale che sia – o causato da lui stesso, o tramite un ente esterno; ed è qui che il narcisista si addentra nuovamente nel mondo fuori di sé.

La storia di Narciso ebbe un valore simbolico durante tutta l’età classica, durante la quale il giovinetto era  immaginato come emblema del „seduttore involontario“.

Nella letteratura medievale e rinascimentale si tralasciò l‘immagine di Narciso, senza però dimenticare la sua essenza, e trasportandola in altri personaggi.

 In Doctor Faustus di Marlowe 

In Inghilterra, a fine ‘500, uscì un‘opera intitolata „ The tragical hiftory of the life and death of doctor Fauftus“,  redatta dallo scrittore Christopher Marlowe.

 „Un libro prezioso. Grazie, l’avrò caro come la vita. Ma ne vorrei uno dove trovare formule e incantesimi per evocare gli spiriti quando voglio.“

Nelle 19 scene che scandiscono questo dramma,  è raccontato un narcisismo psicologico, che fa vendere l‘anima al diavolo in cambio di conoscenza infinita.  L‘attenzione non è appuntata sulla bellezza esteriore, bensì sull’appagamento culturale dell‘Io.
Con „un libro prezioso“ Faust intende tutto ciò che è sapienza, cercando in tutti i modi di soddisfare e mantenere per sé tutta l‘erudizione.

 In Narciso e Boccadoro di Hesse

„Ci sono uomini che possono imparare molte cose, ma tu non sei di quelli. Tu non sarai mai uno studioso. E a che scopo del resto? Non ne hai bisogno. Tu hai altre doti. Sei più  ricco di me e sei anche più debole; tu avrai una strada più  bella e più difficile della mia.“

In „Narciso e Boccadoro“ di Herman Hesse, il personaggio principale, aspirante uomo di chiesa, è un narciso che si rende conto dell’isolamento in cui si è catapultato; egli rinnega qualsiasi ente terreno per avvicinarsi al Creatore; si tratta quindi  di un narcisismo mistico.
Quando fa amicizia col suo compagno di convento Boccadoro, però, è capace di distaccarsi dall’idea di se stesso come fine ultimo, per aiutare un amico, indirizzandolo verso la strada del viaggio come simbolo di fede e riscoperta dell‘Io.

In psicoanalisi 

Ad inizio secolo scorso, molti psicoanalisti, tra cui Freud e Jung, cercarono di dare una spiegazione del narcisismo studiando il caso di molte persone apparentemente segnate da un abbandono verso la realtà, e dall’ accentramento della libido totalmente verso se stesse.

Il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, spiega inizialmente  il disturbo narcisistico di personalità, come comportamento di una persona che tratta il proprio corpo come oggetto sessuale, con il fine di soddisfare se stesso; prende la definizione da Havelock Ellis, medico britannico.

Ciò che poi tratta nel suo saggio sul narcisismo è la differenza sostanziale tra libido dell‘io e libido oggettuale: nel primo caso la bramosia sessuale è diretta verso l‘interno e nel secondo,  invece, verso un ente esterno.

La persona affetta da questo disturbo, spesso presenta una riduzione o annullamento della libido oggettuale.

Proprio per la questione della cancellazione della libido, e del distacco dal mondo, Freud trova dei punti in comune con altre patologie dette parafreniche, quali la demenza precoce e la schizofrenia.

 Infine scinde diversi tipi di narcisismo insiti in noi, uno primario e uno secondario.

Il narcisismo primario è protagonista nel bambino antes fase latente, ergo prima dei 6 anni di età; quando il piccolo ha un forte legame con i genitori che, tramite parole e comportamenti adulatorii nei suoi confronti , sviluppano in lui un senso di invincibilità, immortalità e amore verso se stesso, che si traduce in narcisismo.

 Se invece dopo questa fase non vi sono più segni riconducibili a narcisismo primario, vi è una sorta di riflesso, che porta, come nel caso precedente, i genitori a „lodare“ il figlio, risvegliando quel sentimento narcisista, ormai latente da tempo, nell’ adulto.
Il disturbo secondario nasce però dalla mancata riuscita del primo; il soggetto cerca di creare nuovamente un mondo intorno a sé che abbia come fine l’appagamento dell‘Io.

 

La tesi sul narcisismo junghiana, invece, è decisamente più ampia di quella di Freud; non tratta solo della rimozione dell‘Eros ( o libido freudiana), bensì pensa che la chiusura in se stessi per l‘appagamento dei bisogni abbia, spesso, una matrice sociale. Mancanza di autostima e astio nei confronti dei simili portano ad una disarmonia interiore; inoltre Jung scardina in parte la “mancanza di libido” della teoria freudiana, affermando che la persona narcisista può avere contatti e provocare soddisfacimento „all‘oggetto“ (più propriamente, persona), ma, se accade, è sempre a scopo personale.

Infine Jung apre anche una discussione sullo stato d’animo che  il narcisista porta con sé, affermando che  esso è alla continua ricerca del piacere per se stesso, ma, se non riesce nel suo intento, cade in un limbo di desolazione.

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