Howard Philips Lovecraft, nato a Providence il 20 agosto 1890, fu uno dei maggiori esponenti dell’horror fantascientifico, definito da lui stesso come weird fiction, insieme al suo grande maestro Edgar Allan Poe. Tuttavia, i suoi più grandi ispiratori non furono unicamente altri amici scrittori, ma specialmente i suoi sconvolgenti sogni lucidi, in un’epoca dove Sigmund Freud ne rivoluzionò la visione. Un autore borderline, che cammina sul sottile filo che separa pazzia e genio, dove questa linea a tratti, forse come desiderava Lovecraft stesso, non è neppure percepibile.

Oniricon

Fra gli scrittori del Novecento, Lovecraft sopra a tutti ha saputo coniugare le sue invenzioni letterarie con le visioni e le esperienze vissute in sogno.

 

Io non vivo altro che per catturare qualche frammento di quel mistero nascosto e quasi irraggiungibile; quella bellezza che è propria dei sogni, e che tuttavia io sento di aver conosciuto da vicino in lontanissime ere perdute prima della mia nascita, prima della nascita di questo o di qualsiasi altro mondo.

Esiste da qualche parte — dice la mia fantasia — una città meravigliosa, con strade antiche e colline e giardini e terrazze di marmo, nella quale un tempo ho vissuto per intere eternità, e alla quale dovrò tornare per trovarvi il finale appagamento. Non conosco il suo nome né so dove si trovi — ma di tanto in tanto un riflesso ne risplende sui sentieri percorsi dall’uomo. Di questa città enigmatica e gloriosa — questo luogo arcaico di splendore primevo riecheggiato in Atlantide o in Cockaigne o nelle Esperidi — molte città della Terra custodiscono ancora vaghi ed elusivi simboli, che si manifestano per un breve istante e poi scompaiono di nuovo…

La mia è una così perfetta e compiuta vita di sogno che induce quasi a un’inazione orientale, in cui la visione si sostituisce all’agire.

Lovecraft – lettera a D. Wandrei – 1927

Non esistono parole migliori, se non quelle dell’autore stesso, per descrivere il suo rapporto con il mondo onirico, unico portale per l’Altrove, dimensione in cui l’universo incontra la sua reale essenza, che si affaccia sull’indicibile storia del nostro pianeta e del cosmo intero.

Sognando, ha attraversato strani luoghi che non sono di questa terra, né di qualunque altro pianeta conosciuto. Ha cavalcato comete, è stato fratello di nebulose e ha descritto esseri e luoghi di geometria non euclidea, di colori non esistenti nel nostro mondo. Li ha raccontati con parole così calcolate e perfette che ci potremmo chiedere se abbia veramente scovato il modo per superare quelli che consideriamo i limiti della mente umana. Acquisì conoscenza dello svolgersi degli eoni, in maniera intollerabile, e l’universo riversò il suo peso sopra di lui.

Il ciclo di Chtulhu e i Grandi Antichi

I Grandi Antichi sono creature semidivine, scaturite dalla penna di Lovecraft ed esiliate nel nostro mondo o in distanti sistemi planetari per aver trasgredito alle leggi degli Dei esterni. Fanno parte della sua complessa mitologia, da lui attribuita ad un fittizio manoscritto noto come Necronomicon, redatto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred.

Cthulhu è il principale, nonché sacerdote, dei Grandi Antichi, che si insediarono sulla Terra quando ancora la vita terrestre era agli inizi. Egli infatti discese con la sua progenie stellare (la cosiddetta “prole stellare di Cthulhu“), ora adorata da riti blasfemi di umani e non-umani. Forse, proprio per questo, per descriverli non si possono utilizzare altre migliori parole se non quelle di uno dei loro seguaci:

 

Una cosa era certa: l’umanità non era la sola forma di vita dotata di coscienza su questa terra.  […] I Grandi Antichi erano morti milioni di anni prima che nascesse l’uomo, ma c’erano arti che li avrebbero resuscitati quando le stelle fossero tornate nella giusta posizione lungo il ciclo dell’eternità. Essi erano venuti dalle stelle, portando le Proprie immagini con sè. […] Non erano composti di carne e sangue. Avevano sì forma corporea, ma non si trattava di una forma materiale. […] Sebbene fossero scomparsi da ere incalcolabili, non erano veramente morti: giacevano tutti in case di pietra nella vasta città di R’lyeh.

                 Nella sua dimora a R’lyeh il morto Chtulhu attende sognando: Ph’nglui mglw’nafh Chtulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn

Pensavano e sapevano tutto ciò che accadeva nell’universo, perché la Loro forma di comunicazione era la telepatia e anche ora parlavano nelle rispettive tombe.  […] I criptosacerdoti avrebbero sottratto il grande Chtulhu alla tomba ed Egli avrebbe risvegliato i Suoi sudditi e ripreso il dominio sulla terra. Sarebbe stato facile riconoscere quel tempo: […] tutta la terra sarebbe bruciata in un olocausto di estasi e licenza.

[…] Nel frattempo erano dilagati dal profondo gli spiriti immondi della terra, corrotti e avvolti dall’ombra, carichi di notizie orribili raccolte nelle cavità dimenticate sotto il fondo del mare. […] Nessun libro vi faceva riferimento, anche se nel Necronomicon dell’arabo pazzo Abdul Alhazred vi erano certi doppi sensi che l’iniziato poteva interpretare come credeva. In particolare, gli avevano ricordato il discusso distico che recita:

Non è morto ciò che in eterno può attendere,

E con il passare di strani eoni anche la morte può morire.

– Il richiamo di Chtulhu, Lovecraft

 

Gli Dei Esterni: Azathoth

Gli Dei Esterni vivono oltre il muro del sonno, ben più potenti dei Grandi Antichi. Si manifestano come vere e proprie divinità, oppure come reincarnazione di alcune Leggi Cosmiche. Per lo più ignorano l’esistenza del genere umano e, quando mostrano un qualche interesse per gli affari terreni, hanno il solo scopo di irrompere nel nostro mondo trascinando da altre dimensioni un macabro seguito di morte e distruzione.

Azathoth è il più potente fra tutti questi. Viene descritto come “il dio cieco che gorgoglia e bestemmia al centro dell’Universo” e alcune leggende narrano che fu lui a dar vita all’universo stesso. Un tempo il suo intelletto eguagliava il suo immenso potere, ma un qualche evento ha causato la distruzione della sua mente. Ora farfuglia sul suo trono al centro dell’universo, in un luogo chiamato la Corte di Azathoth.

Mentre rimane in questo stato di incoscienza, il resto degli Dei Esterni balla ininterrottamente per lui. Non è conosciuta né l’esatta natura di questa danza, né la ragione per cui viene messa in atto. Tuttavia, si sospetta che sia per prevenire il risveglio del dormiente. Infatti, se Azathoth si risvegliasse, potrebbe ordinare o causare la distruzione dell’universo, in quanto forse esso è solo un suo sogno e se lui si svegliasse esso cesserebbe semplicemente di esistere.

[…]…quando avvennero queste cose e le speranze della fanciullezza si furono dissipate per sempre, un uomo fece un viaggio oltre la vita e compì una ricerca negli spazi da cui i sogni del mondo erano fuggiti. […] L’infinito si stese in silenzio intorno al sognatore e lo portò via senza nemmeno sfiorare il corpo che penzolava, tutto irrigidito dalla finestra solitaria; e in un tempo che il calendario degli uomini non sa contare, le maree dell’infinito spinsero il visionario verso i sogni che desiderava, quelli che gli uomini hanno perduto. E per molti cicli lo lasciarono dormire teneramente su una spiaggia verde illuminata dal sole.

Azathoth, Lovecraft

Il messaggero del caos: Nyarlathotep

Nyarlathotep è molto diverso dagli Altri Dei, anche se è il loro messaggero, cuore e anima. La maggior parte di essi è, nel migliore dei casi, indifferente nei confronti della vita organica del nostro universo: esso, invece, è attivo e visita frequentemente la Terra (e, presumibilmente, anche gli altri miliardi di pianeti in cui è presente vita) sotto le spoglie di un uomo alto e magro. Agisce secondo un piano ben congegnato e di grande portata, ossia portare alla follia l’intera umanità. Secondo il Necronomicon, avrà un ruolo importante alla fine dei tempi. È scritto che lui permetterà a Nyoghta (La Cosa che non dovrebbe esistere) di ripulire la Terra in attesa del ritorno dei Grandi Antichi.

Sembra che ai tempi dell’antico Egitto un avatar di Nyarlathotep, o un sacerdote con cui egli stipulò un oscuro patto, fosse diventato faraone con il nome di Nephren-Ka, anche conosciuto come Faraone Nero.

 

Nyarlathotep, il caos strisciante…Io, che sono l’ultimo, parlerò al vuoto in ascolto… […] Fu in un simile momento che, in Egitto, fece la sua comparsa Nyarlathotep. Nessuno sapeva chi fosse, ma apparteneva all’antica stirpe e aveva i lineamenti di un faraone. […]

Neve intatta, inspiegabile, spinta dal vento in un’unica direzione, verso un abisso reso ancora più nero, per contrasto, dalle sue pareti scintillanti. Ora il mio gruppo sembrava più sparuto e, come in un sogno, sprofondò nel baratro. […] Io non sono che lo spettro di un’ombra che si contorce in mani che non sono mani e vortica ciecamente oltre le mezzanotti popolate di fantasmi d’un creato putrescente, oltre i cadaveri di mondi morti solcati da piaghe che furono città, oltre i venti sepolcrali che spazzano le stelle evanescenti e ne attenuano il chiarore.

Nyarlathotep, Lovecraft

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