Un nuovo anno scolastico è appena iniziato ; siamo tornati finalmente in presenza al 100% , ma , dopo aver vissuto nell’incertezza per tutti questi mesi , penso che a noi studenti venga naturale chiedersi : quanto durerà?

Sono più che contenta di essere tornata a quella che sembra una pseudo-normalità , però , quest’anno come lo scorso , non abbiamo nessuna conferma di quello che sarà la scuola.

Per quanto riguarda l’organizzazione , lo scaglionamento delle entrate e delle uscite pare aver fatto un buco nell’acqua, visto che gli assembramenti fuori della scuola si creano ugualmente

Non dimentichiamoci del sovraffollamento nelle classi, soprattutto quelle molte numerose , tornate ad essere vere e proprie ‘classi pollaio’;  il  distanziamento fra i  banchi non è più  così rigido come l’anno scorso, ma resta l’obbligo di mascherina e, per quanto mi riguarda, un po’ di inquietudine… Le uscite dall’aula sono regolate:  uno alla volta, per evitare assembramenti in corridoio.

Io, non posso far altro che sperare in un anno in presenza, ma non ne sarei così sicura…

 COSA NE PENSANO GLI STUDENTI?

Sul profilo del giornale abbiamo fatto vari sondaggi sull’argomento ‘scuola’, dai quali è emersa , per la maggioranza , la previsione di un anno in presenza, che fra l’altro è di gran lunga preferita alla Dad ( 87 vs 13 % dei voti ) , la quale ha ricevuto varie critiche: più impegnativa della presenza, e nemmeno una modalità così accessibile  come crediamo, visto che non tutti possono permettersi un computer o hanno connessione funzionante in casa.

Per quanto riguarda l’organizzazione di quest’anno , a turno le classi entreranno e usciranno un’ora dopo ( 8.50- 14.10) e, di conseguenza , faranno tre ore di lezione di seguito senza intervallo; è stato proposto di inserirne un altro nel corso della mattinata perché il livello dell’attenzione cala e abbiamo bisogno di staccare.

Quanto alla maturità, resta ancora un’incognita, ma, secondo il sondaggio, si farà con le stesse modalità dell’anno scorso.

                        E I PROFESSORI?

Ho intervistato il mio prof di storia

-Come ha reagito quando hanno annunciato la chiusura delle scuola la prima volta? ( fine febbraio 2020)

La notizia della chiusura delle scuole è stata un terremoto: come avrei potuto io (e l’istituzione scolastica tutta) garantire un diritto fondamentale quale quello dell’istruzione? Per questo, fin da subito, ho cercato di formarmi per poter offrire un insegnamento efficace anche a distanza. In seconda battuta, si è palesata immediatamente una problematica insormontabile: quali effetti avrebbe avuto sulla socialità degli studenti, in piena formazione della loro personalità, che passa in modo ineludibile attraverso le dinamiche comunitarie? Questa seconda domanda è ancora irrisolta e, purtroppo, poco approfondita.

Non avevo idea della durata. La storia ci insegna che le pandemie sono difficili da prevedere. Ancor più difficile è stimare la durata di un evento in cui si è immersi. Considerando infine che le mie competenze in materia sono irrisorie, non so ancora oggi prefigurarmi quanto questo durerà. Ciò di cui sono certo è che gli strascichi della pandemia si protrarranno ben oltre il termine dei contagi.

-Lati positivi( se ce ne sono stati) e negativi della Dad?
La DAD, o meglio, la DDI, ci ha costretto a misurarci con strumenti nuovi. Ogni volta che ciò avviene, ci si deve interrogare sul nucleo di ciò che si sta facendo, in modo da piegare gli strumenti alle esigenze finali del lavoro. Il principale punto a favore, quindi, è stato tornare concettualmente su ciò che davano per scontato, ossia interrogarsi sul fondamento dell’azione educativa, per riscoprire i suoi nuclei fondanti e impegnarsi al massimo a perseguirli. Il principale lato negativo, invece, è stata la mancanza del contatto umano: sia tra studenti, che tra docente e studenti.

-A suo parere, quanto durerà la scuola in presenza?
Spero il più a lungo possibile. Perché questo accada è necessario che tutti (studenti, docenti, famiglie e politica) si impegnino a garantire le condizioni doverose a preservare la salute di tutti. Spero che sia l’occasione per evadere dalle gabbie dell’ individualismo (i miei diritti, la mia libertà) per riconoscere la necessità di una libertà più grande e responsabilizzata che è quella della comunità tutta, ben più vasta e fruttuosa del mio piccolo orticello personale.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.