Mancano oramai pochi mesi all’inizio dei mondiali di calcio del Qatar che avranno luogo tra il 21 novembre e il 18 dicembre di quest’anno e che saranno i primi, dopo 22 edizioni, a disputarsi in inverno date le temperature proibitive dell’estate araba.

Sembra dunque che gli orizzonti delle competizioni sportive si siano definitivamente ampliati e sempre più paesi orientali , grazie agli ingenti capitali a loro disposizione, si fanno teatro di eventi di grande portata come appunto i mondiali di Calcio , le olimpiadi invernali di Pechino o i nuovi Gran Premi di F1 o MotoGP ,per i quali i Paesi ospitanti arrivano ad pagare oltre i 50 milioni di dollari , infatti non è solo di sport che si tratta , è tutto un enorme business che vede protagonisti denaro ,  marketing e sponsor  dal momento che l’attenzione mediatica per i Paesi ospitanti è alle stelle.

La domanda sorge quindi spontanea, è giusto dare una così grande visibilità a Paesi che non rispettano i diritti umani o le quali politiche sono particolarmente controverse? E’ davvero più importante il denaro dei valori di cui per primo lo sport si fa promotore, quindi rispetto e uguaglianza?                                                                                                                                                                            Sembrerebbe di sì dato che il CIO (comitato olimpico internazionale ) , FIFA  e le altre federazioni non hanno fatto alcun passo indietro .

Ma per fortuna non tutti sono rimasti inermi a guardare, non tutti hanno scelto l’indifferenza di fronte a queste decisioni e ,consapevoli dell’influenza mediatica delle loro azioni, con grandi o piccoli gesti molti sportivi hanno deciso di mostrare il loro disappunto e chiarire la loro posizione riguardo la difesa dei diritti umani .                                                                                                                                                                       Lewis Hamilton, uno degli sportivi più conosciuti e 7 volte campione del mondo di F1, da sempre attento al rispetto di ogni genere di diritto in merito al GP dell’ Arabia Saudita ha detto di non sentirsi tranquillo : “Non è una mia scelta essere qui , lo sport ha scelto di essere qui, e che sia un bene o un male, penso che mentre siamo qui  sia importante sensibilizzare” “Se qualcuno vuole prendersi del tempo per leggere qual è la legge per la comunità LGBTQ+ qui, è piuttosto terrificante” .
La nazionale norvegese per prima ,e in seguito anche quella  olandese e tedesca si sono esposte  riguardo i mondiali del Qatar ed in particolare riguardo le denunce dei lavoratori sfruttati e i 6500  morti nei cantieri degli stadi  , secondo un  quotidiano norvegese inoltre il 55% della popolazione sarebbe favorevole ad un boicottaggio dell’evento.

Dato il momento è impossibile non aprire una parentesi su quanto nella recente attualità è avvenuto per quanto riguarda il caso Russia , dopo l’inizio dell’invasione di Putin a danni della vicina Ucraina, infatti il CIO , la FIA , la FIFA , la UEFA e altre federazioni hanno annullato  gli eventi in territorio russo (come i mondiali di pallavolo o i gran premi ) e hanno sospeso atleti , club e nazionali (Russia e Bielorussia ) dai tornei internazionali (e anche dalle paraolimpiadi) .                                                                                                      La risposta in questo caso è stata pronta ,immediata ed univoca, ma bisognava aspettare una vera e propria guerra per schierarsi dalla parte dei diritti? Non si può intervenire prima che la situazione degeneri?                                                                                                                        

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