Da circa 20 anni aprile è il sexual assault awareness month, ovvero il mese dedicato alla sensibilizzazione sugli abusi e sulle violenze sessuali, sia nei confronti delle donne che nei confronti degli uomini. Cosa si intende con violenza sessuale? Con questa espressione intendiamo la violazione del diritto di una persona di consentire o meno al coinvolgimento in attività sessuali; ciò può avvenire dopo che la vittima è stata resa incapace di opporsi, quindi, ad esempio, quando è sotto effetto di sostanze stupefacenti, oppure tramite costrizione fisica o psicologica, perché sì, l’insistenza e la continua pressione da parte di chiunque, anche di un partner, non può giustificare una violenza: un “sì” detto dopo dieci “no” non si può considerare come segno di approvazione. Parliamo di consenso, parliamo di permesso e parliamo della volontà di una persona, non parliamo di una gonna più corta o di un vestito più scollato: è arrivato il momento di capirlo, di rendersi conto che le vittime non “se lo dovevano aspettare” perché erano in giro da sole la sera, non “se lo sono andate a cercare” perché avevano bevuto un bicchiere di troppo e non avevano la capacità di opporsi. 

Il 3 aprile più di un migliaio di persone sono scese per le strade di Londra, per manifestare contro le molestie sessuali che ogni giorno le donne di tutto il mondo subiscono. La data non è casuale: il 3 aprile 2021 segnava infatti un mese dalla morte di Sarah Everard, trentatreenne inglese rapita e uccisa dal poliziotto Wayne Couzens, in seguito arrestato, che solo poche settimane prima era stato denunciato per molestie all’interno di un fast food.

Questa manifestazione è stata chiamata “The 97 March”. Anche il nome non è casuale. Infatti, secondo i dati di sondaggi dell’UN Women, ovvero l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, il 97% delle ragazze di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha subito molestie sessuali in luoghi pubblici, comportamento inoltre sofferto dal 70% delle donne di ogni fascia d’età  in tutto il Regno Unito. Questi dati sono spaventosi e dovrebbero davvero farci riflettere: quasi tutte le donne che hanno partecipato a questi sondaggi hanno subito molestie o abusi. Vorrei soffermarmi ora su una delle reazioni più evidenti che hanno provocato questi dati, ma più in generale uno dei commenti che più spesso si sente fare nel momento in cui si parla di abusi o violenza nei confronti delle donne, ovvero l’espressione “Not all men!”. Partiamo dal presupposto che nessuno ha mai sostenuto che tutti gli uomini siano violenti o che siano molestatori: nonostante questa consapevolezza, la maggior parte delle donne continua a non sentirsi sicura. A una ragazza non interessa sapere che dei quindici uomini che sono sull’autobus affollato che prende sempre per andare a scuola sicuramente non tutti allungherebbero le mani o farebbero commenti non richiesti, questo non la rende più sicura perché la consapevolezza che anche solo una di queste persone potrebbe farlo, potrebbe scendere alla sua fermata e seguirla fino a casa, la terrorizza.

Mi rivolgo a tutti quegli uomini (e ahimè anche a quelle poche donne) che pur di accettare il fatto che la maggior parte delle vittime di abusi e violenze sessuali siano donne, pur di ammettere che viviamo in una società malata, in cui la figura maschile è estremamente privilegiata, vanno a sminuire e mettere a tacere quelle grida di aiuto di chi purtroppo questi privilegi non li ha. Perché si, è esattamente così che funziona la nostra società: non sono i ragazzi che vengono educati a rispettare le donne, a non considerarle degli oggetti e a non stuprarle, sono le ragazze che vengono cresciute a suon di “quel vestito è troppo corto, poi ai ragazzi cade l’occhio”, “non tornare a casa sola la sera, fatti accompagnare, magari da un amico maschio”, “sul treno non sederti in un vagone vuoto, è meglio se ci sono anche altre persone”.

Credo che, per tutti, sia arrivato il momento di capire che non è la vittima a doversi preoccupare di come è vestita, delle strade che percorre o di quanto beve una sera, non è la vittima a dover tirare un sospiro di sollievo quando entra in casa perché nessuno le ha fischiato per strada o perché nessuno l’ha molestata durante una serata in discoteca; non è accettabile che nel 2021 la maggior parte delle donne debba subire tutto questo quasi quotidianamente. Perché è vero, “non tutti gli uomini”, ma quasi ogni donna.

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