“Si trattava di gente forte, i cui volti ho visto nel negozio, nelle strade, durante gli incontri, persone che non avevo mai visto prima, ma che conoscevo. Erano persone forti, ma anche loro avevano bisogno di speranza.”


Per Dan White, il 27 novembre 1978, sparare due proiettili dritti al cervello di un altro uomo non era abbastanza, desiderava qualcosa di più: sentiva l’esigenza di spararne uno al petto, subito seguito da altri due, ma saranno 5 proiettili ad annullare tutto quello che Harvey Milk aveva costruito nel giro di pochi anni? L’assassino pensava forse che, colpendo più e più volte, avrebbe potuto cancellare e far cadere nell’ombra dell’oblio una figura così significativa?
Non è certo un caso se la morte di Harvey Milk, ormai diventato un martire, lasciò un valore più grande: la speranza. E’ certamente un ossimoro paragonare la straziante morte di un uomo innocente a una parola con una tale positività nel significato, ma Harvey Milk poco prima di venire assassinato scrisse l’hope speech che, di fronte agli avvenimenti del senato italiano, è più ricorrente che mai.
Un discorso di 43 anni fa che si può adattare al contesto del paese in cui viviamo, per ricordare che bisogna dare speranza a tutte le persone che sono vittime di oppressione.

“Io sono Harvey Milk, e sono qui per reclutarvi tutti!”


E’ questa la frase che Harvey era solito dire prima di iniziare un qualsiasi dibattito pubblico. Nato il 22 maggio 1930, Harvey non visse solo una vita, bensì circa una decina, dedicandosi a moltissime attività diverse, tra cui: insegnante in una scuola pubblica, produttore di musical a Brodway e analista a Wall Street. Era insomma una figura poliedrica e sempre pronta a mettersi in gioco. Tuttavia, non sentendosi soddisfatto della condotta della sua vita, nel 1972 decise di trasferirsi a San Francisco, dove aprì un negozio di fotografia chiamato ‘’castro camera’’, insieme a Scott, il suo compagno. Da questa esperienza iniziò il suo vero e proprio interesse nei confronti della politica e, in particolar modo, nei confronti dei diritti delle minoranze. Una scalata che, dopo numerose sconfitte, lo portò a diventare consigliere della contea di San Francisco, il primo apertamente gay nella storia americana: un impegno che ricoprì con tanto onore e con altrettanta astuzia, per alleviare le sofferenze di tutti coloro che pagavano le conseguenze di una società ostile a tutto ciò che veniva considerato diverso. La sua influenza fu di vitale importanza per contrastare la proposition 6: una legge estremamente discriminatoria che vietava agli omosessuali di diventare insegnanti e di ricoprire cariche importanti. Fu una dura lotta, quella di Harvey, che, pur consapevole di rischiare e dopo svariate minacce, nel 1978 venne assassinato.

”Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta”


Ciò che Harvey fece non fu solo contrastare una legge, bensì riuscì a infondere più sicurezza, presentando le incessanti discriminazioni della comunità gay e in generale di tutte le comunità che necessitavano di rappresentazione. Un cittadino come tutti gli altri che donò la sua esistenza per una causa maggiore, riscattando i diritti di coloro che non ne avevano, che erano nascosti, discriminati e talvolta uccisi.

“It’s not my victory, it’s yours and yours and yours. If a gay can win, it means there is hope that the system can work for all minorities if we fight. We’ve given them hope.”


La sua vita è raccontata in un film pluripremiato diretto da Gus Van Saint, vincitore di due premi oscar, che si intitola Milk (2008), di seguito il segmento del suo discorso toccante.
https://www.youtube.com/watch?v=jhSfncnn2oc
L’eredità a noi lasciata da Harvey è ben più ampia di ciò che l’ha ucciso: cinque colpi di pistola hanno potuto uccidere un uomo, ma non quello in cui credeva e per cui decise di lottare. Gli applausi, i cori da stadio e i fischi del senato hanno potuto affossare una legge, ma non la speranza per un mondo e per un’Italia migliori di così.

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